
di Carlo Bellisai
L’industria delle armi nel mondo è un settore che non conosce crisi. E’ continuamente cresciuto nel nuovo secolo, non si è fermato durante la crisi finanziaria del 2008, non si è fermato durante la pandemia di questi ultimi anni ed ora va in visibilio per questa assurda, ma lungamente annunciata, guerra in Ucraina.
Il fatturato promette di aumentare in modo esponenziale e ciò sta già accadendo. Perché più bombe e missili vengono consumati sul teatro di guerra, più se ne dovranno fabbricare e vendere di nuovi: un vortice produttivo che si alimenta della guerra e che contribuisce fortemente a costruirla.
La legge 185 del 1990 che regolamenta in Italia il commercio d’armi, già faticosamente e solo parzialmente applicata fin oggi, viene completamente disattesa con l’invio di armamenti all’Ucraina, paese belligerante. Ora che la situazione internazionale sta degenerando, e ancor più per impedire pericolose escalation, o tragici, irreversibili incidenti, dobbiamo capire quanto l’industria e il commercio delle armi facciano parte di un sistema mondiale di predazione nei confronti dell’ecosfera, compresi tutti gli esseri viventi e noi stessi, basato sulla violenza.
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